sabato 28 marzo 2009

Un partito contro la cultura?

Con il grandioso congresso allestito a Roma nasce oggi il Partito del Popolo della Libertà, che fonda insieme Forza Italia e Alleanza Nazionale. Per tutto il giorno è stato un susseguirsi di discorsi, applausi, retorica, buoni propositi, entusiasmi, enunciamenti valoriali e programmatici. Dall'analisi delle varie orazioni si potrebbe evincere la tipologia dei temi che segnano questo battesimo partitico e da lì avviare un'indagine sull'antropologia politica che ne è alla base. Tra tutti a me ne è parso evidente uno: il disprezzo ostentato e gridato contro la cultura.
Dalla battagliera Giorgia Meloni al governatore Galan al sindaco Alemanno e molti altri: ricorrente è stato l'invito al buon senso, al pragmatismo, alla ragionevolezza del saper fare. Qualità da mettere in campo contro lo snobismo aristocratico della sinistra, contro l'indocilità di chi semina dubbi, contro l'elitarismo degli intellettuali, tutti accumunati a quella cultura "marxiana e gramsciana del Sessantotto" (è la Carfagna a parlare) che ha portato allo scollamento della politica dal popolo. Popolo che ora è tornato a riprendersi ciò che gli spetta e a dettare l'agenda politica.
Sarà compito degli storici accertare gli errori, le presunzioni, le omissioni degli intellettuali e della sinistra italiana. Ed è buona quella politica che guarda con concretezza ai bisogni dei cittadini. Ma questo tuonare contro la cultura, vista come arzigogolo fastidioso creato ad arte per confondere e annebbiare la saggezza del buon popolo, suscita tristezza, rabbia e doloroso sconforto. Perchè cultura è sì dubbio, problema disomogeneità, ma è anche e soprattutto pluralismo, memoria, coscienza, confronto, capacità di visione d'insieme.
Pericolosa è quella politica che vuole far credere che sia sufficiente che siano in pochi a pensare anche per gli altri. Una politica che voglia essere davvero popolare e non solo populista è quella capace anche di decisioni impopolari. E' quella che insegna al popolo ad apprezzare e amare la bellezza faticosa della cultura in tutte le sue espressioni (letterarie, artistiche, musicali, politiche, scientifiche), è quella che fa lo sforzo di elevare il popolo al livello della cultura senza defraudare quel patrimonio dei suoi alti contenuti. Altrimenti avremo solo una politica di interessi, di personalismi, di calcoli ed egoismi. Avremo solo una politica che facendo leva sulla diffidenza - di manzoniana memoria - contro il latinorum astruso dei dotti alleva bruti per farne servi.
Costanza

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