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martedì 15 febbraio 2011

Era il 2008...

A maggior ragione ora che Silvio Berlusconi è stato rinviato a giudizio anche per prostituzione minorile, si fa tanto parlare di donne, corpo, e politica. Siamo nel 2011. Eppure già tre anni fa, nel 2008, si scriveva così: 
L'eclatante nomina [di Mara Carfagna a Ministro], più che essere un segno dell’avanzata delle donne nella società e nei ruoli che contano, dell’accrescimento della loro presenza e autorevolezza e del potenziamento della loro consapevolezza anche politica, si dimostri una prova della progressiva conversione della politica in spettacolo mediatico. O se vogliamo essere ancora più eloquenti: della decadenza della politica a fenomeno di spettacolo, a sistema di spettacolarizzazione coatta. Stesse logiche, stesse regole, stesse priorità.
[...]
La sua storia, dagli esordi alla gloria del momento, e proprio nel suo svolgersi mediante un passaggio a mondi ed esperienze diversi da quelle di origine, cioè dallo spettacolo alla politica, corporeizza la concezione che questo governo ha della donna. 



[...]
E' quantomeno sintomatico che una ex show girl venga nominata gerente italico dell’alto valore della parità. L’atto in sé, senza riferimenti alle competenze che Mara certamente sarà in grado di dimostrare, denota con chiarezza, anche se sottile, quale impari concezione della donna sia dominante in quella parte politica. La quale battezza a garante del principio dell’equità tra generi una donna che nel suo genere aveva raggiunto l’apice del successo: è la celebrazione della donna tutta corpo e curve, della donna regina dell’esibizione e del divertissement leggero, subalterna e dipendente, se non altro dall’immagine meticolosamente confezionata per vellicare l’orgoglio macho dell’uomo spettatore. Ecco perché sulla seggiola delle Pari Opportunità la bella Mara si trova perfettamente nel suo elemento. Dopotutto non ha avuto proprio lei l’opportunità di mettersi alla pari con il genere maschile? Naturalmente, ça va sans dire, in misura proporzionale alle indiscutibili diseguaglianze di genere. Un simile talento va additato ad esempio. E dunque via, reverenza al Ministro.
Evviva evviva, ripetiamo in coro, a ciascuno il suo.
Per il bene di tutti.
Soprattutto degli uomini.
[...]

La nomina di Mara Carfagna a Ministro della Pari Opportunità è come una vittoria di Pirro delle donne italiane: fittizia, inconsistente, addirittura controproducente. Certamente simbolica, ma di un simbolismo rovesciato. È come un contentino elargito con tenerezza, non lo si mette in dubbio, ma in fondo anche con una buona dose di compassione e ben nutrito autocompiacimento. Significa nominare una donna per omaggiare il maschilismo.



Costanza Alpina

Italiani all'estero

Nel giorno della mobilitazione nazionale a difesa della dignità (delle donne e dell'Italia), leggo sul Corriere della Sera l'intervento della corrispondente da New York, Alessandra Farkas. La quale si dice tentata, nell'anno di ricorrenza dei 150. anni dell'Unità nazionale, di rinunciare alla cittadinanza italiana: il motivo, immaginabile, è la difficoltà a riconoscersi nel Paese che aveva accolto la sua famiglia scampata all'Olocausto e che insieme all'ospitalità le aveva dato un futuro. Un Paese, scrive, disonorato dalla sua stessa classe politica, incapace di dimostrarsi serio e affidabile, incompreso (e incomprensibile) nella sua assurdità, e per questo considerato irredimibile.
Il sentimento non è solo della giornalista. Ma, ed è lei stessa a riconoscerlo, di tanti italiani sparsi negli States e nel mondo che guardano con crescente insofferenza e distacco gli scandali di un'Italia lontana, sempre più lontana, sempre meno sentita come propria origine, tanto meno come meta di ritorno.

E' così. Chi vive all'estero, ormai da anni, deve fronteggiare la curiosità, l'incredulità, lo scetticismo, talvolta l'ironia e la supponenza. Sempre deve convivere con un senso di disagio, accresciuto spesso dal trovarsi quotidianamente a vivere in realtà che confina ai sogni peggiori, o alle più trash delle commedie, i fatti diventati routine a casa nostra.

Eppure: sarebbe una soluzione  rinunciare alla cittadinanza come segno di protesta? a cosa porterebbe? certo, forse in coscienza la dissociazione arrecherebbe un senso di alleggerimento, e pubblicamente potrebbe essere proposto e riconosciuto come segno di distinzione. Ma nell'economia del tutto sarebbe un gesto simbolico sì, ma pressoché inutile. Anzi, non sarebbe piuttosto una forma di esilio volontario, e quindi, come ogni esilio, una limitazione, una perdita, una sconfitta?
Chi fugge o si nasconde, è sempre destinato a perdere. Chi rifiuta il dialogo e talvolta lo scontro è un perdente già in partenza. Solo chi rimane e insiste, ha speranza di vincere, per quanto lungo possa essere il confronto. Insistiamo dunque nel chiedere una politica decente e decorosa, nel rivendicare una giustizia sociale efficace, nel pretendere una patria credibile. E facciamolo da italiani: con i gesti concreti e quotidiani con i quali viviamo le nostre vite all'estero, con la nostra vitalità e brillantezza, con la capacità di lavoro e la nostra umanità. Facciamo sì che la nostra italianità sia un valore aggiunto anche all'estero. Facciamo in modo di mostrare che gli italiani sono più affidabili e coerenti di chi li rappresenta e che l'Italia può essere meglio della sua politica.

Costanza Alpina

martedì 8 febbraio 2011

Donne


Certo che ci saremo. 
Con l'animo, la testa, l'intento, le buone intenzioni. Certo che ci saremo alla giornata di mobilitazione delle donne indetta per domenica 13 febbraio 2011.
Come non potremmo?

Siamo state tra le prime a individuare il problema, a denunciarlo, a dire che non erano casi singoli ma un vero e proprio sistema di potere. Abbiamo profetizzato ciò che i mormorii delle intercettazioni lasciano ora trapelare: che cioè il caso di una soubrette diventata Ministro in un battibaleno avrebbe fatto scuola e sarebbe stato preso da esempio. Abbiamo patito pubblicamente per la dignità ferita delle donne, per quelle "vittorie di Pirro" annunciate tra lo scintillio di riprese televisive e sorrisi (talvolta rifatti) da copertina. Avevamo sollevato il problema del merito e della corrispondenza tra donna e corpo, tra femminilità e potere. Avevamo, avevamo...
Poi sono venuti gli scoop sul "velinismo", le euro-candidature, il "ciarpame" dell'imperatore e gli harem del "sultano", poi ancora Noemi e le farfalline pendenti, le feste in Sardegna e quelle di Arcore, i condomini di Milano e le candidature regionali, e infine, come una ciliegina sulla torta, il caso di Ruby (e le altre).

E ora è venuto quindi il momento di indignarsi, di mostrare pubblicamente la propria indignazione, di invitare tutte a indignarsi. 
Così si scrive, così si dice. Ed è giusto sia così. La libertà d'opinione è stata guadagnata anche e soprattutto per far valere istanze collettive legittime e diffusamente sentite contro l'arroganza dei numeri, contro l'apparato del potere, contro, anche, la prepotenza, o la stupidità, degli uomini.
E quindi avanti donne, alla riscossa. Ma di che cosa? cosa abbiamo da conquistare se non saranno gli uomini i primi a comprendere il senso della nostra protesta, del nostro orgoglio? cosa abbiamo da ri-conquistare se gli uomini continueranno a vedere in noi dei corpi, o sennò a guardarci come aliene inacidite se non corrisponderemo facilmente alle loro pulsioni? cosa abbiamo da vantare se non saranno anche gli uomini a pretendere la dignità delle donne?

Ha ragione Maria Nadotti a esprimere perplessità (anzi, dissenso) di fronte all'appello alla mobilitazione. C'è il rischio che si generi una moralistica  contrapposizione tra donne per bene e donne per male, donne vere e "quelle altre", tra angeli del focolare e ragazze a ore, tra anime e corpi. 
Non è di un nuovo moralismo che abbiamo bisogno: soprattutto perché il moralismo è sterile riguardo alle nuove generazioni, che sono quelle più ribelli ma anche più vulnerabili, quindi più bisognose di poche, buone regole e tanti, ottimi esempi.

Per questo è giusto rendersi visibili, far sentire la propria voglia di una buona, decente politica, il desiderio di una nuova aria etica, la propria insofferenza per le grandi immagini di piccole donne che vengono diffuse dai media e prodotte o incentivate dai potenti. 
Ma facciamo in modo, domenica e i giorni seguenti, di non essere sole, facciamo in modo che non sia una partita giocata in casa, tra di noi. Facciamo in modo che gli uomini non si sentano tenuti fuori, e quindi che alla fine sia per loro più facile dire: "eccole, le zitelle invidiose", piuttosto che seguire il nostro passo dicendo "caspita, guarda che donne!".

Costanza Alpina

sabato 20 novembre 2010

La "sceneggiata" Carfagna

Sono questi i giorni, le ore in cui si sta consumando la "sceneggiata Carfagna".


Al momento pare confermato: la ministra voterà la fiducia al suo governo a metà dicembre e poi girerà i tacchi per andarsene. Dal ministero, dal Parlamento e dal partito.
I motivi, dice, sono tanti: si è sentita lasciata sola, vede intorno a lei troppi nemici e troppi attacchi meschini e volgari, non si riconosce più nel suo partito, e nemmeno Berlusconi pare ormai difenderla. In effetti interpellato a Lisbona dai giornalisti, ammette che la cosa non lo fa troppo penare, e chiude con un gelido "con la signora Carfagna finiamola qui".
E dunque signora Carfagna, come la mettiamo?


Devo dire che tante cose non mi tornano. Agli attacchi volgari e meschini la bella Mara dovrebbe già essere abituata. Proprio lei è stata in un passato non troppo remoto una delle più bersagliate e la sua intera avventura politica è stata costellata da battute, sospetti e insinuazioni.
Ha sempre reagito con il dire: vado avanti. 
Come mai adesso è diverso? Adesso che, poi, gli attacchi non sono nemmeno personali, e quindi, forse, più subdoli e dolorosi, ma "solo" politici. E dico "solo" non in senso riduttivo, ma circoscrivente. Perché ora gli attacchi riguardano la sfera professionale dell'interessata, il suo lavoro, la politica appunto. Semplicemente ci sono altri del suo partito e del suo territorio che la pensano diversamente su certe questioni (rifiuti, alleanze, candidati, tutto praticamente). Non entro nel merito per dire chi ha ragione. Constato solo che c'è una contrapposizione di visioni, sensibilità, strategie, forse interessi. E che cos'è questo se non pura politica?

In tutti questi anni di pubblica visibilità la ministra aveva ripetuto più e più volte che la politica è la grande passione della sua vita (che Berlusconi le ha fatto scoprire). Al contempo appena un mese fa, in un'intervista a La7, aveva  riconosciuto che la politica, per lei, non è totalizzante, è importante ma non a tal punto da occupare tutti gli ambiti dell'esistenza e del proprio essere.
E dunque, cos'è cambiato ora?
Dichiarazioni sgradite, un paio di sgambetti da colleghi (e colleghe, leggi Alessandra Mussolini) di partito, qualche -no- da ingoiare e un premier troppo circondato da problemi e grattacapi da poterla difendere: basta tutto questo per incrinare la grande passione, per causare una arrabbiatura tale da diventare assolutizzante e far perdere la nota moderazione? Basta tutto questo per farle lasciare tutto?


La cose sono fluide, e possono ancora esserci colpi di scena. E' presto anche per fare bilanci.
Mi limito solo a due osservazioni a freddo. La prima è che, se davvero la Carfagna porterà a termine il suo intento, non mi stupirei se dal giorno dopo diventasse l'eroina della sinistra, un simbolo di moralità politica sostenuto dagli stessi che l'avevano demonizzata, la paladina della buone coscienze e della serietà intellettuale, un modello di purezza che tanto piace ai sognatori d'opposizione. Sarebbe il peggiore dei trasformismi, non tanto per lei, che saprebbe certamente destreggiarsi, ma per ciò che rimane di un'opposizione allo sbando.

La seconda considerazione è una constatazione. In pochi avremmo immaginato che uno dei più fedeli, coccolati e avvantaggiati "soldati" del PdL berlusconiano avrebbe dato le dimissioni così di fretta. Ma a ben vedere non c'è da stupirsi troppo. E' solo l'ultima, mediaticamente eclatante conferma che Mara Carfagna non è un politico. Certo, è stata eletta, le sono state attribuite responsabilità di alto livello, ha preso molte preferenze nelle ultime elezioni regionali, ci rappresenta all'ONU e siede al tavolo dei bottoni del Paese.
Ma non è un politico.
Perché lei la politica l'ha conosciuta solo dall'alto, con un protettore potente, anzi onnipotente all'interno del suo partito, che l'ha scelta, voluta, posizionata; con consiglieri avveduti (Bocchino in primis) che le hanno aperto le strade e pianificato le strategie; con il luccicchio di un'autorità che le è stata regalata dall'oggi al domani, senza un perché.


La politica, Mara Carfagna, fin'ora l'ha conosciuta nel suo lato più appetibile: fatto di visibilità, rituali, etichette, potere.


Un potere tutto suo, in cui lei era la pupilla del capo e gli altri degli altri qualsiasi, lei era il Ministro e gli altri degli interlocutori, dei sottoposti, dei normali eletti o elettori, lei era quella che decideva e gli altri quelli che seguivano o si adattavano.


Forse questa è stata la prima, vera questione politica che è stata chiamata ad affrontare. Con nemici veri e tosti, su questioni di grande rilievo in cui si toccano interessi grossi (i rifiuti in Campania, avete presente?).


E lei cosa fa? Si dimette perché le sue richieste non sono state accolte.
Noi glielo avevamo già garbatamente suggerito nel nostro libretto quanto mai attuale: questa è la politica, bellezza.
Ora ci permettiamo ricordarglielo con una sfumatura diversa, perché nel frattempo anche noi, un pochino, a Mara ci siamo affezionati: benvenuta, bellezza, nel mondo fuori dal set.
Costanza Alpina

mercoledì 6 ottobre 2010

Cucina paesana

Certo, adesso che la Polverini ha imboccato Bossi e leghisti vari con i rigatoni inzuppati di sugo fumante, siamo tutti più tranquilli sulla tenuta del nostro governo, sulla coesione sociale e regionale dell'Italia, sulla serietà della nostra classe dirigente e la loro buona volontà di fare il bene dell'Italia, cioè il nostro.


L'esibizione gastronomica di oggi esprime forse in modo casereccio e paesano il senso dell'attività politica oggi: ci stanno cucinando ben bene... 
Costanza Alpina

lunedì 4 ottobre 2010

Università che sorpresa!

Angelo Panebianco firma un editoriale sul Corriere di oggi in cui rimprovera al governo la brutta figura che sta facendo di fronte al Paese spostando il calendario di discussione della Riforma Gelmini per l'Università, correndo così il rischio di rimandarla alle calende greche e di fatto affossarla. Sarebbe un tradimento di fiducia, commenta il giornalista, verso i rettori e i professori che aspettano con interesse la riforma, e anche verso il mondo produttivo e imprenditoriale, che aspetta laureati migliori e più qualificati di quelli attuali. Soprattutto sarebbe un segnale di pessima politica, perché significherebbe che la classe politica e di governo si disinteressa dei problemi veri del futuro del paese (di cui scuola, formazione, ricerca e università sono gli ingredienti essenziali) e pensa solo ai litigi, ai dissidi personali, alla conta dei numeri, alla beghe di partito. 
Ora, ammirevole che ci si lamenti, che si richiami il governo alle sue responsabilità. 
Ma evitiamo per favore quel tono mansueto e scandalizzato, come se fosse una sorpresa inaspettata che all'università non viene data la priorità che merita.
Forse che il dottor Panebianco non ha ascoltato l'intervento milanese di Berlusconi?
Di Università e ricerca c'era ben poco, era tutto incentrato su giustizia e magistrati. L'unico tema che davvero gli sta a cuore e per il quale è disposto a tutto: polemizzare, insultare, offendere, cercare il dissidio invece della riconciliazione, creare l'emergenza al fine di mettersi al riparo. E infine ritardare ancora di più il cammino di modernizzazione di questo Paese sempre più provinciale e sfiduciato.
Costanza Alpina 



martedì 10 agosto 2010

La profezia di Nietzsche










Arcore
In questi giorni di studio matto e disperatissimo, toh, guarda che frase mi capita:

"I popoli vengono ingannati tanto perché cercano un ingannatore, cioè un vino eccitante per i loro sensi. Basta che possano aver quello, e si accontentano del pane cattivo. L'ebbrezza è per loro qualcosa di più del nutrimento -- ecco l'esca a cui morderanno sempre. Che cosa sono per essi gli uomini scelti nel loro ambiente -- fossero pure gli specialisti più esperti -- a confronto di smaglianti conquistatori o di vecchie e sfarzose dimore principesche! Il demagogo, se non altro deve far balenare innanzi a loro conquiste e magnificenza: è così che forse trova credito. Essi ubbidiscono sempre e fanno ancora più che obbedire, ammesso che possano inebriarsene".


Villa Certosa - Piscina
Effettivamente in Italia è da un po’ che sentiamo parlare di “smaglianti conquistatori” e “dimore principesche”…

Villa San Martino
Costanza Alpina 

giovedì 22 luglio 2010

Venditrice di fumo

E' andata a raccontare a mezzo mondo che grazie a lei e alle sue leggi gli stupratori e i sospetti tali andranno diritti in carcere, senza attenutanti e temporeggiamenti, senza "se" e senza "ma"... Poi è arrivata la Consulta e ha sentenziato che non è possibile decidere il carcere a tavolino per i sospettati: perché uno ha la tutela del dubbio finché non è riconosciuto colpevole in via definitiva; perché un reato sessuale, per quanto odioso, non è un reato di mafia; perché al giudice deve essere riconosciuta la facoltà di individuare, di volta in volta e a seconda dei casi individuali, misure alternative; perché una cosa è la misura cautelare e altra cosa è la pena ...
Insomma, Mara Carfagna è stata fregata e i suoi provvedimenti hanno ricevuto un duro colpo.
Poi certo, la discussione e revisione dei regolamenti fa parte della dialettica democratica, e anche le ragioni della Consulta, se necessario, vanno fatte rientrare in questa dialettica. Però a ben vedere la Consulta si appella a quei principi che la maggioranza di cui la Carfagna si onora di far parte difende come prioritari in altri ambiti e in altri contesti. Il caso intercettazioni ad esempio, dove si afferma il diritto alla privacy come assoluto (meno assoluta è la libertà di stampa, Berlusconi dixit), o in merito al rapporto con stampa e magistratura. L'antifona è sempre la stessa: occorre salvaguardare i diritti degli indagati, sospettati e via dicendo fino al giudizio definitivo. 
Un criminale sessuale è schifoso. Ma in uno stato di diritto deve avere anche lui le sue garanzie. La Ministra dovrebbe saperlo, e prima di fare proclami  dovrebbe accertarsi che le sue leggi siano davvero applicabili, o almeno avviare gli iter necessari perché lo diventino.
Altrimenti è anche lei una venditrice di fumo e false promesse a chi a già subito un torto irreparabile.
Costanza Alpina

martedì 6 luglio 2010

versatilità

Non c'è dubbio che rispetto alle presunte ballerine brasiliane che hanno allietato la festa del Premier, lei non si nota, o quasi. E se si nota, non sfigura. Carina, bionda, composta. Le foto che hanno fatto il giro del mondo la ritraggono in un castigato completino bianco, e dal sorriso un po' tirato si capisce anche una leggera emozione. Giustificata. Essere al seguito del premier a un consesso internazionale con i grandi del mondo....

Lei, attiva nei comitati elettorali della Polverini, aveva chiesto a lui di fare un'esperienza internazionale. Voilà, subito accontentata. Perché ha i titoli, spiega. E di fronte al clamore mediatico della sua comparsa, lei dignitosamente ma con un velo di irritazione, fa notare che altro che velina! Lei parla tre lingue.
Ma che strana coincidenza. La Carfagna, che ha fatto scuola, spesso, quando le si ricordava il passato, faceva notare che altro che soubrette! Lei sa suonare il pianoforte. Quando si dice, la versatilità...
Costanza Alpina

mercoledì 23 giugno 2010

Liberamente confusi

Vi siete accorti di qualcosa? Le agenzie di stampa hanno battuto la notizia che è nata Liberamente, una fondazione interna al PDL che ha lo scopo di promuovere il dibattito e il confronto sulle idee all'interno del partito e di avvicinare i giovani alla politica. "Non è una corrente", tendono a precisare i fondatori, i Ministri Gelmini, Bondi e Frattini, "ma l'occasione per dimostrare che l'egemonia culturale non appartiene alla sinistra". Soprattutto è l'occasione per riconfermare la lealtà alla leadership indiscussa di Berlusconi. Da parte dei soliti non-sospetti. Quelli che ad esempio, a margine del convegno, sottolineano che la legge sulle intercettazioni, è una priorità irrinunciabile (Frattini, Cicchitto ...).  
E pensare che a leggere le dichiarazioni di Bondi e di, tanto per fare un nome, Italo Bocchino, sulla neonata realtà, sembra che si stia parlando di due cose diverse. 
Soprattutto, al di là delle dichiarazioni, c'è tanto il sentore che i "pretoriani" berlusconiani sentano il bisogno di contrapporre una piattaforma di idee, o pseudo tali, ai laboratori di pensiero nati in area finiana, come Generazione Italia e FareFuturo. Non magari per discutere e interrogarsi (sotto l'ipoteca del lealismo al capo supremo è un po' difficile...), ma almeno per affermare "ci siamo anche noi".
La parole di mobilitazione è ancora una volta "libertà!", qualunque cosa voglia dire. Soprattutto una libertà senza vincoli. Nemmeno di copyright. Se si digita Liberamente su un motore di ricerca non compare ancora nemmeno un sito internet della fondazione, nemmeno in costruzione. Come fare dunque ad informarsi? siamo sicuri che sia aperta a tutti, o è l'ennesima camarilla dei vertici?
Sulla rete non mancano invece tante altre associazioni, fiere, rassegne, che portano lo stesso nome, magari solo, ma nemmeno sempre, con una leggera variazione ortografica.
Come può essere sfuggito ai guru della comunicazione mediatica?
Magari non è sfuggito affatto. E' la libertà che genera licenze artistiche, e le troppe licenze generano confusione. Ma talvolta anche la confusione può rivelarsi un'ottima arma di controllo politico...
Costanza Alpina  
 

giovedì 1 aprile 2010

I nuovi crociati senza croce

Chi ha detto che erano arrivati i Lanzichenecchi si era sbagliato. E' il tempo dei nuovi crociati. 
Non più con le giubbe bianche e una croce d'oro o rossa cucita sul petto. Ora i loro colori sono il verde e l'azzurro. Ma la loro furia non è minore a chi si sente in possesso della vera verità.


Non hanno ancora fatto in tempo a sedersi sulla poltrona appena conquistata che i nuovi governatori si sono affrettati a saldare il conto con Santa Madre Chiesa. Hanno iniziato i leghisti Cota e Zaia, seguiti a ruota da Polverini e Caldoro: faranno di tutto per impedire l'utilizzo della pillola RU486, chiamata anche pillola abortiva perché consente l'aborto senza intervento chirurgico. I loro predecessori erano favorevoli? non sono stati riconfermati, e quindi si cambia strada. Il farmaco è utilizzato in mezzo mondo e ha ottenuto il parere favorevole dell'Agenzia nazionale del farmaco? Chissenefrega, è la nuova formula del federalismo leghista. E' iniziata la riscossa popolare, si inauguri l'era dell'autodeterminazione delle regioni. Loro sono per la vita a ogni costo. A costo anche di renderla un inferno agli altri. 
La filiera ideologica del potere è venuta alla luce proprio oggi, tutta d'un colpo. Hanno iniziato i governatori, i vescovi hanno espresso il loro plauso, Gasparri ha messo a tacere il presidente dell'Aifa (che ricordava l'obbligo di erogare la pillola) accusandolo di inadeguatezza e scarsa professionalità e minacciando la sua cacciata, il Papa nell'omelia del giovedì santo ha taciuto sull'abominio della pedofilia delle tonache ma non ha dimenticato di ribadire la contrarietà all'aborto. E non solo: ha invitato i cattolici a "disobbedire alle leggi" che arrecano ingiustizia e uccidono bambini innocenti.
Sì, perché la coscienza del cattolico è così infallibile che si arroga il diritto di sovrapporsi non solo alla coscienza altrui, ma anche alla legge dello Stato. 
Il capo del più gerarchico degli ordini sparge semi di anarchia a piene mani e legittima l'arbitrio indottrinato di chiunque si senta in possesso delle "pillole" di giustizia. E quali sono i risultati lo si vede subito, dal caso ad esempio della farmacia del centro di Roma che si rifiuta di vendere preservativi in nome dei valori cattolici.
L'appello alla coscienza legittima ciascuno a farsi legge e giustizia da sé. E così, in nome della "vita", si manda a morte lo Stato di diritto.
I disobbedienti, gli obiettori si considerano i nuovi martiri e ora, grazie ai nuovi governatori, faranno la voce sempre più grossa. Ma come sempre accade, ogni fanatismo teocratico ha la memoria corta perché dimentica che i testimoni credibili di un messaggio, più o meno trascendente, sono coloro che pagano di persona sottoponendosi a un sacrificio, una rinuncia, una condanna.
I nuovi crociati invece non portano alcuna croce: dicono solo no. Poi vanno a lavarsi le mani nell'acquasantiera, lasciando dietro di sé una scia di incomprensioni, rabbia e dolori.
Costanza Alpina   

martedì 30 marzo 2010

Lo "stupro" di Torino




Una buona fetta d'Italia ha votato, e anche questa volta il voto si presta a mille analisi e riflessioni. Personalmente il commento più amaro l'ha rilasciato Fabrizio Cicchitto, capogruppo PdL alla Camera: 

La vittoria di Torino è clamorosa. Politicamente parlando "uno stupro". La caduta della città dell'intellighenzia azionista e comunista segna definitivamente il cambio dell'egemonia culturale del Paese.
La regione di Gramsci, Gobetti e Bobbio è andata a un leghista. Certo, non che la Bresso potesse rivaleggiare con certi antenati conterranei, ma è certamente significativa l'ascesa in quella terra sobria e operosa dell'uomo del popolo, le cui prime parole da governatore sono contro gli immigrati che portano via il lavoro "alla nostra gente".
Può poi succedere, e ce lo auguriamo di cuore, che i leghisti governino meglio di quanto parlino. E allora alla fine ciò che fa più male tornano ad essere le parole di quel Cicchitto, quel tono di sprezzo e distanza da una tradizione di pensiero e di ideali che gli uomini della nuova "egemonia culturale" sentono avversaria, ostile, diversa. Forti della loro arroganza non si sognano di rendere umile tributo, pur nella differenza, a italiani di pensiero e coraggio che sono studiati e ammirati nel mondo per l'acutezza delle loro idee e il rigore  del loro agire. No, meglio additarli come poveri comunisti a cui contrapporre la nuova cultura del fare e dell'apparire.   Forse Cicchitto e gli altri non sanno che quell'espressione di cui vanno così fieri e che da anni ripetono senza attuare, la nuova "rivoluzione liberale", viene proprio da quel Gobetti torinese a cui contrappongono ora il nuovo Cota. E anche se lo sanno, cosa mai se ne fanno. Il nuovo mondo non ha bisogno di cultura né di ricordo. Basta il telecomando.
Costanza Alpina 





lunedì 29 marzo 2010

Donne e disponibilità

Si era lamentata della candidatura al consiglio regionale lombardo dell'igienista dentale di Berlusconi, nonché prosperosa e appariscente soubrette televisiva. Aveva lamentato l'assenza di meritocrazia nella scelta dei candidati, l'arbitrio delle candidature, la trascuratezza dei criteri di impegno e militanza prolungati nel tempo, la discriminazione femminile a favore di poche (superdotate?).
Aveva anche fatto sperare: finalmente qualcuno all'interno del partito dice le cose come stanno ed esprime malessere.
E poi cosa succede? Succede che la medesima Sara Giudice, 24 anni, militante PdL e consigliere di zona a Milano, si fa immortalare nel giorno delle elezioni a braccetto con Berlusconi, mentre esce dal seggio elettorale in cui ha votato e in cui la brunetta prestava servizio come rappresentante di lista.
Un atteggiamento di rilassatezza e confidenza che suggerisce la disponibilità a farsi accompagnare, a farsi notare come particolarmente vicina al gran capo, a farsi additare come un'eletta privilegiata. Al pari delle tante che il Premier ha condotto per mano tra i giardini delle sue ville e poi ha candidato, o almeno ha tentato. Un modo di fare e atteggiarsi che è l'esatto contrario della professionalità.
Il lupo, certo, perde il pelo ma non il vizio. Ma avrà vita facile finché troverà aspiranti prede. Forse allora la Giudice sarà la prossima candidata, ... e il suo iniziale lamento?
Solo una questione di rivalità tra cortigiane.
Costanza Alpina

domenica 21 marzo 2010

Taumaturgia biopolitica

Ho assistito via web ad alcuni momenti dell'odierna manifestazione elettorale del PDL a Roma. Sono stati solo alcuni attimi ma penso di aver colto quelli giusti. Quello ad esempio in cui Bossi spiega il motivo della sua amicizia e lealtà verso Berlusconi: perchè in Europa si è opposto alla pedofilia (momento non specificato ulteriromente.. il nesso infatti mi sfugge) e alla famiglia trasversale (forse quella degli altri? anche qui nebbia ... padana).
Ma poi una chicca è arrivata alla fine del comizio di Berlusconi. Il momento in cui il Cavaliere ha gridato alla folla riunita di votare per lui e i suoi perchè... vogliono sconfiggere il cancro, sì, un male che affligge migliaia di Italiani e che loro vogliono debellare.
E' stato un attimo, il tempo di una frase, probabilmente venuta a getto. La folla ha reagito tiepida, senza esultare, probabilmente perché sorpresa dalla grossa e pesante parola. Voleva essere una benigna promessa di felicità, ma poi forse l'oratore si è accorto che il pensiero era troppo tetro per una "festa di popolo",  e ha cambiato registro procedendo con il resto delle promesse. Forse ai più sarà passato inosservato, eppure a me suona strabiliante. 
La lotta al cancro vi sembra un provvedimento da programma elettorale? al pari di un consorzio agricolo o un progetto ferroviario o una privatizzazione? c'è qualcuno che è contrario? forse che Bersani e Vendola sono pro-metastasi?
Eppure non è solo una butade, o una battuta. Quella frase buttata lì probabilmente senza avvertire il ghost writer è sintomatica.
Perchè mostra che, se la biopolitica è il nuovo confine della politica moderna, Berlusconi vuole essere il taumaturgo, l'elargitore di miracoli, il guaritore delle anime. Sul corpo si è spostato il nuovo miracolo italiano, e anche lì il Cavaliere vuole essere il primo, il più amato. La promessa naturalmente è ridicola, soprattutto se poi i conti pubblici non prevedono aiuti alla ricerca medica e universitaria. Però per un attimo, per quanto fugace, fa brillare una speranza, una rassicurazione, l'umanità di un animo buono. Perché i più indifesi, o i più ignoranti, non dovrebbero credergli?
Costanza Alpina

mercoledì 10 marzo 2010

Libera informazione in libero Stato

Intervista nel giorno dell'8 marzo.
La Carfagna se le suona e se le canta.
E' tutto un susseguirsi di elogi e autoelogi, sorrisetti di finta modestia e frasi di retorico zelo. 
"Spero di non avere mai un rimorso", ero "secchiona" e lo sono rimasta, scrupolosa e attenta, mi piace fare le cose per bene, "Con me al governo le donne sono più forti", "Berlusconi scegliendomi ha mostrato coraggio", "Abbiamo fatto tanti, tantissimo", "Sono fiera di aver fatto questo e contenta di aver introdotto quest'altro", il mio papà di qua e il mio fratellino di là, e così via in una melassa celebrativa da rotocalco kitsch.
Quando poi non è lei a osare tanto, gliele canta la giornalista. Ma ministro com'è bella, e modesta per di più; lei è un jet che va per la sua strada, incurante degli sgambetti e pronta a immolarsi per il nostro bene, ma ci ricordi suvvia ancora una volta cosa ha fatto di tanto notevole per noi donne, e poi ci racconti di lei, della sua famigliola mulino bianco, di come era da bimba e di cosa è rimasto nel ministro di quella bimba cosicchè possiamo sentirci tutti ancora più rassicurati.
Domande più adatte a Vanity Fair e a Gente che a un quotidiano di informazione nazionale. E poi trattandosi di un Ministro di una Repubblica, e non di una starletta dell'ultimo reality, perchè non una domanda seria, vera, o magari scomoda: ad esempio perchè il Ministro delle Pari Opportunità tace quando la sua parte politica banalizza e volgarizza l'immagine della donna? perchè proprio lei ha taciuto quando Rosy Bindi è stata attaccatta pubblicamente dal primo ministro per la sua immagine estetica? cosa ne pensa delle ultime veline in lista? o com'è possibile che nella sua Campania, nella lista di cui lei è a capo, sia stato inserito all'ultimo momento e di nascosto un candidato non gradito (e di cui adesso dicono di voler respingere i voti... non è assurdo?).
Ah ma scusate. L'intervistarice era de Il Giornale.
Libera informazione in libero Stato.
Costanza Alpina 

sabato 6 marzo 2010

Cosa direbbe Carl Schmitt?

Pasticcio liste chiama, governo compatto risponde.
Cosa ci insegna questo decreto interpretativo?
In realtà niente, niente di nuovo almeno. Solo ci conferma che dopo più di duemila anni la storia si ripete, ed è sempre quella: ossia che la tensione tra potere politico e diritto, forza e legge è sempre lì, dietro l'angolo, pronta a scoppiare. A dirla così sembra una questione teorica piana e affascinante, che da lungo tempo interpella intellettuali e filosofi. Peccato solo che quando l'equilibrio tra le due istanze si rompe a favore della forza, allora le consequenze sono molto concrete, molto reali, e solitamente poco piacevoli. Basterebbe chiederlo agli abitanti dell'isola di Melo raccontati secoli fa dallo storico greco Tucidide -- se solo fossero sopravvissuti al massacro dei loro avversari più forti.
Il massacro in Italia non sarà probabilmente quello fisico delle guerra. Sarà quello soft, languido e molle del decoro e della decenza. Perchè da oggi abbiamo un modo in più per sapere che la legge è un po' meno uguale per tutti, le interpretazioni un po' più condiscendenti per i compari, e che il potere dei forti trova sempre buoni motivi (il diritto di voto, la rappresentanza democratica, l'equità...) per allargarsi.
Sarà un caso che negli ultimi tempi, anche in libreria, sembra tornato di moda Carl Schmitt?
Costanza Alpina

venerdì 12 febbraio 2010

A scuola di sorprese

Rimaniamo convinti che Mara Carfagna sia il simbolo della nuova politica italiana: più che gradevole all'aspetto, a suo agio di fronte alle telecamere, impeccabile nello stile sartoriale, spigliata e semplice nella parlantina, devota al capo.
La politica italiana, tuttavia, scoppietta di sorprese. 
Era stata una sopresa Luxuria, transessuale dichiarato, quando era stata candidata al Parlamento.
Aveva suscitato scalpore e beceri entusiasmi quando, appena lasciato lo scranno parlamentare, aveva partecipato al reality più popolare d'Italia, vincendo addirittura la competizione di sopravvivenza. A conferma che la nuova regola della politica nostrana è la fluida interscambiabilità tra immagine televisiva e ruolo politico. 
La sorpresa si fa però doppia quando si viene a sapere che Luxuria sembra si stia incamminando su una insospettata via di Damasco: da un lato si fa ritrarre in visita ai santuari della Madonna, dall'altro esprime apprezzamento verso quelli che erano i suoi avversari a Montecitorio. Adesso dice addirittura di sperare nella "nuova destra liberale" che sta nascendo e si lancia in un pronostico che ha l'aria di un'offerta: se la Carfagna le chiedesse di collaborare, come tra l'altro è già successo, lo rifarebbe volentieri.
Intervistata ormai mesi fa alle Invasioni Barbariche la Carfagna dichiarò che un comunista sarebbe riuscito a convertirlo. La cronaca sembra darle ragione.
Prepariamoci dunque a sodalizi sorridenti tra la sinistra trasformista in nome del progresso e la destra popolar-edonista in nome dell'immagine.  
Visto? Lo dicevamo noi che la Carfagna fa scuola.
Costanza Alpina

giovedì 21 gennaio 2010

Propaganda giudiziaria?

Berlusconi è un uomo di impresa, di efficienza, di lavoro. Forse non sa come funziona nei suoi particolari la macchina statale, tanto meno un tribunale. Però, in quanto uomo pragmatico, conosce certamente gli equilibri che devono intercorrere tra prestazione, organico, disponibilità, forza lavoro e risultato. Non è difficile dopo tutto: se si danno degli obiettivi che vogliano essere non fittizi, bisogna fornire anche le possibilità di realizzarli.
Altrimenti è propaganda.
E dunque. Va bene sveltire la macchina giudiziaria italiana, che è lenta fino all'indecenza e all'ingiustizia. Ma allora, è disposto Berlusconi ad aumentare gli organici, a mandare magistrati e funzionari là dove mancano (al Sud molte sedi sono già scoperte), ad aumentare i fondi e risolvere quelle carenze che spesso si traducono in mancanza di mezzi per comprare la carta di cancelleria o la carta igienica, figuriamoci il resto?
Sembra di no, purtroppo. E allora al danno si aggiunge la beffa, alla propaganda un'altra, ulteriore ingiustizia.
Costanza Alpina.

martedì 19 gennaio 2010

Destra

Eccolo lì, grassoccio, lucido, laccato e sorridente. A roteare la -r- quando dice con ostentata sicurezza: "Ma io sono di destrrrra! Non potrei mai essere di sinistra".
Eccolo lì l'uomo simbolo del mondo televisivo fatto di stelline e amici muscolosi, inetti a tutto se non a mostrarsi, a vedersi per una stagione di comparsate. Eccolo lì il re della bella vita sarda, Lele Mora, nel parterre della sfilata di uno chiccoso stilista italiano. A farsi riprendere compiaciuto mentre una delle sue creature gli si strofina contro e lo sbaciucchia maliarda con una bocca ripassata dal chirurgo.
E tutti lì a fotografarli, ad ammirarli, a chiedersi come mai la tipa ha cambiato taglio di capelli (avrà un nuovo fidanzato?) e se Lele Mora ha già scoperto il prossimo fenomeno di stagione.
Ma davvero, è tutto qui quello che è ci rimasto della destra?
Costanza Alpina
 

martedì 15 dicembre 2009

CAP - Contro Avvelenatori Politici

Sappiamo cos'è successo al nostro primo ministro. Un'aggressione, un'umiliazione, una ferita.
Gli siamo umanamente solidali.
Ma non vorremmo essere spettatori dell'ennesimo scempio.
Dopo lo sfregio al viso di Berlusconi, rischia di essere sfregiato anche quel poco che resta della decenza politica.
Subito dopo il biasimevole accaduto, è iniziato il rimbalzo delle accuse, delle colpevolizzazioni.
(Quasi) Tutti si sono scoperti innocenti e desiderosi di scagliare la prima pietra.
E come sempre accade in questi casi, chi si sente vittima (e per interposta persona oggettivamente lo è) si sente in diritto di fare la voce grossa. Così la statuetta ferrosa impugnata come arma da uno squilibrato è stata prontamente agguantata dai cinici seminatori di zizzania e usata come strumento di ritorsione per martellare l'opposizione, accusata di fomentare l'odio, "cullare terroristi", propagare l'intolleranza.
Tempi oscuri sono stati evocati, e in quel gesto scriteriato si è voluta vedere la sintesi di tutti i dissensi e di tutte le critiche.
Se il Premier giace in un letto d'ospedale, la colpa è diventata di Travaglio e del Fatto, di Di Pietro, di Ezio Mauro e la sua Repubblica, di Santoro e dei magistrati, forse anche della Corte Costituzionale. Ci mancava solo che qualcuno tirasse in ballo anche Fini e Napolitano.
Lo scontro politico, è vero, ha raggiunto toni eccessivi ed esasperati. Ma non è forse esente da colpe chi negli anni, ebbro di potere e di narcisismo, ha preteso di plasmare a propria immagine la politica italiana; chi nei comizi è arrivato a dare del "coglione" a chi votava dall'altra parte; chi ha assunto con leggerezza e spavalderia atteggiamenti di spregio per tutto ciò che si oppone al suo volere e tratta le istituzioni alternativamente come prolungamento del proprio salotto domestico o come un impiccio antiquato. Senza citare poi le sconcerie verbali dei padani, le esagerazioni di certi ministri, le intemperanze di certi parlamentari, il misto di pattume e intimidazione brandito da taluni giornalisti.   
Non vogliamo cedere al gioco dei ricatti incrociati, ma solo ricordare che davvero non ci può essere posto per vittimismi e strumentalizzazioni a proprio vantaggio.
Si facciano i convalescenti feriti, non i martiri.
Il rischio però purtroppo c'è. Se non subito, quando l'occasione sarà ghiotta e propizia.
E allora siamo vigili.
Alla campagna del complotto e dell'assedio, delle colpe e del manicheismo che avvelena la politica italiana, bisogna dire NO.
Non ci stiamo a vedere assimilata la cultura democratica della contestazione e dell'opposizione al gesto di violenza di un singolo (per di più psicolabile). Ci ribelliamo alla cattiva coscienza di chi volutamente oscura la differenza tra la dialettica politica e l'estremismo isolato di un folle, per quanto raccapricciante e biasimevole.
Penso sia doveroso raccogliere l'appello risoluto del nostro Capo di Stato che invita alla condivisione delle responsabilità e dei doveri e ammonisce dal cedere all'infantile tentazione di darsi la colpa a vicenda.
Soprattutto Napolitano ricorda con fermezza la necessità in democrazia di "non vedere complotti dove ci sono dissensi" e reati dove ci sono ruoli.
Nello spirito di questo invito, che racchiude il valore non trattabile della democrazia, ho dato vita a un gruppo su facebook: CAP - Contro Avvelenatori Politici. O, se preferite, Contro gli Avvelenatori della Politica.
Invito a partecipare tutti coloro che condannano l'aggressione brutale a Silvio Berlusconi ma al contempo non possono tollerare che essa venga volgarmente utilizzata per azzittire il dissenso, evocata come precedente per mettere a tacere ogni opposizione non violenta e quindi pienamente legittima, magari trasformata in un'emergenza con il solo intento di dare finalmente un motivo al reato di lesa maestà.
L'Italia non ha bisogno di martiri nè di esuli, nè di sovrani nè di sudditi.
Solo di cittadini che abbiano a cuore la responsabilità dei valori comuni.
Costanza Alpina